Il Procuratore Generale della Libia, Al-Siddiq Al-Sour, ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla cronica incapacità di far rispettare le sentenze giudiziarie nella capitale, Tripoli. Secondo quanto rivelato, oltre 56.000 sentenze definitive non sono mai state eseguite, molte delle quali riguardano crimini gravi, evidenziando un malfunzionamento profondo del sistema giudiziario.
Durante un incontro con un gruppo di nuovi procuratori, Al-Sour ha descritto una situazione allarmante: individui condannati per reati come corruzione e appropriazione indebita continuano non solo a lavorare all’interno delle istituzioni pubbliche, ma in alcuni casi hanno persino ricevuto promozioni.
Uno dei casi più eclatanti citati dal Procuratore riguarda un uomo condannato nel 2010 per appropriazione indebita, che oggi ricopre il grado di Generale di Divisione presso il Ministero dell’Interno, senza aver mai scontato la sua pena. “Non si tratta di episodi isolati,” ha avvertito Al-Sour. “È un problema sistemico: persone condannate con sentenze definitive sono ancora libere e in alcuni casi gestiscono intere istituzioni.”
Ha sottolineato come Tripoli sia particolarmente colpita dalla debolezza dell’esecuzione giudiziaria, aggravata da interferenze politiche e dall’influenza di gruppi armati che ostacolano l’applicazione della legge.
Nonostante il quadro critico, il Procuratore ha anche evidenziato alcuni progressi: oltre 18.000 sentenze sono state eseguite negli ultimi anni, alcune delle quali risalenti a più di un decennio fa.
Per colmare il vuoto lasciato dall’inefficacia delle forze di sicurezza in alcune aree, sono state introdotte misure alternative di pressione, come il congelamento dei conti bancari, la sospensione degli stipendi e il blocco dei registri civili. Queste strategie hanno portato alcuni condannati a consegnarsi spontaneamente.
“Il crimine non svanisce con il tempo,” ha ribadito Al-Sour. “Anche chi è stato condannato 15 anni fa può ancora essere assicurato alla giustizia. La Procura sta recuperando forza e lo Stato di diritto tornerà a prevalere.”

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