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Libia, il Procuratore Generale lancia l’allarme: “Milizie controllano le carceri, giustizia ostaggio del caos”

Il Procuratore Generale della Libia, Al-Siddiq Al-Sour, ha lanciato un duro monito mercoledì scorso sulla drammatica situazione del sistema giudiziario nel Paese, denunciando che molte carceri sono di fatto sotto il controllo diretto delle milizie armate.

Durante un incontro con i nuovi procuratori pubblici, Al-Sour ha rivelato che ogni struttura detentiva è “affiliata a un gruppo armato specifico”, rendendo l’applicazione della legge sempre più complessa e frammentata. Ha inoltre criticato duramente le istituzioni di sicurezza incaricate della raccolta delle prove, accusandole di essere ormai inefficaci o paralizzate dalla paura, a causa delle ingerenze di figure influenti e di fazioni armate.

Un dato particolarmente allarmante emerso dall’incontro riguarda la capitale Tripoli, dove ben 56.000 persone condannate non hanno ancora scontato la pena. “L’Ufficio del Procuratore Speciale a Tripoli ha registrato tutti questi casi,” ha spiegato, “ma l’esecuzione delle sentenze è ostacolata dalla fragilità del sistema di sicurezza e dal potere esercitato da attori non statali”.

Al-Sour ha inoltre ammesso che molti membri delle forze dell’ordine risultano a loro volta coinvolti in attività criminali. Tuttavia, ha evidenziato alcuni progressi, sottolineando che è stato avviato un percorso di riforma e che si sta affermando un principio fondamentale: i crimini non vanno dimenticati. “Abbiamo creato un sistema dissuasivo: anche chi è stato condannato 15 anni fa, oggi viene mandato in prigione”, ha dichiarato.

Secondo quanto riferito, oltre 18.000 sentenze sono state eseguite negli ultimi anni, alcune risalenti persino a prima della rivolta del 2011. Nonostante le difficoltà ancora presenti, il Procuratore ha evidenziato segnali incoraggianti: il rafforzamento dell’autorità giudiziaria sta inducendo sempre più condannati a consegnarsi spontaneamente.

Tra le nuove misure adottate per far rispettare le sentenze vi sono il blocco degli stipendi e l’accesso limitato ai registri civili, strumenti che stanno costringendo molti a piegarsi alla legge. “Abbiamo ristabilito l’autorità della Procura,” ha concluso Al-Sour, “e la giustizia libica sta lentamente riprendendo il controllo, anche in mezzo al caos.”



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