La Procura generale libica ha avviato un’ampia indagine sull’uccisione del generale di brigata Ali Ramadan Al-Rayyani, colpito a morte durante un assalto armato alla sua abitazione nella zona di Al-Khalla, a Tripoli, nelle prime ore di domenica.
Fonti interne alla Procura hanno confermato l’arresto di tre sospetti, già trasferiti alle autorità forensi per accertamenti approfonditi.
Le autorità hanno sottolineato che l’indagine procede con la massima rapidità e sotto supervisione diretta, con l’obiettivo di chiarire tutte le circostanze dell’accaduto e assicurare alla giustizia i responsabili.
Secondo testimoni oculari e fonti locali, Al-Rayyani sarebbe riuscito a uccidere tre degli assalitori prima di cadere sotto i colpi di arma da fuoco. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli sull’identità dei sospetti né sui possibili moventi dell’attacco.
Nonostante la gravità dell’episodio, il governo e le istituzioni di sicurezza di Tripoli non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, alimentando il malcontento e la preoccupazione dell’opinione pubblica sul peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale.
L’omicidio ha suscitato immediate reazioni da parte della leadership libica orientale. Il generale di divisione Saddam Haftar, Capo di Stato Maggiore delle forze terrestri dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha espresso il suo cordoglio per la morte di Al-Rayyani, definendolo un ingegnere missilistico di grande talento e un fedele servitore della nazione.
L’episodio mette nuovamente in luce le persistenti sfide alla stabilità di Tripoli, dove gruppi armati continuano a operare con scarsa responsabilità. Secondo gli osservatori, l’uccisione di un alto ufficiale militare in queste circostanze mina ulteriormente la fiducia pubblica nelle istituzioni di sicurezza.
La Procura ha assicurato piena trasparenza e imparzialità nell’inchiesta, ribadendo che considerazioni politiche non influenzeranno il corso della giustizia. È stato inoltre sottolineato che il principio dello stato di diritto dovrà prevalere, indipendentemente dalle affiliazioni dei responsabili.
Ulteriori aggiornamenti sono attesi con il completamento degli esami forensi e l’interrogatorio dei sospettati. Il caso è visto come un banco di prova fondamentale per la capacità del sistema giudiziario libico di affrontare crimini politicamente sensibili in un contesto estremamente instabile.

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