Un nuovo rapporto del gruppo Conflict Armament Research (CAR), finanziato dall’Unione Europea, rivela che soltanto il 7% delle armi in circolazione nella regione africana del Sahel ha origine libica, smentendo anni di supposizioni che legavano l’instabilità dell’area agli arsenali lasciati dal regime di Muammar Gheddafi.
Pubblicata lunedì, l’indagine mostra che, sebbene la caduta di Gheddafi nel 2011 abbia innescato una dispersione di armamenti, la maggior parte delle armi oggi in mano ai gruppi armati del Sahel risale a decenni fa ed è stata sottratta in gran parte agli eserciti locali.
Il rapporto evidenzia che il flusso di armi dalla Libia verso zone critiche come la regione di Liptako-Gourma — al confine tra Mali, Burkina Faso e Niger — è stato limitato. Le armi libiche giunte in queste aree sono state vendute nei mercati neri locali, piuttosto che distribuite tramite traffici organizzati su larga scala.
Claudio Grammizzi, direttore delle operazioni di CAR per l’Africa occidentale, ha spiegato che se inizialmente le armi libiche hanno alimentato alcune reti di traffico, queste fonti si sono rapidamente esaurite a causa del deterioramento della sicurezza interna in Libia e dell’esaurimento delle scorte dopo il 2015.
Negli ultimi dieci anni, il Sahel — e in particolare la zona di Liptako-Gourma — ha registrato un’escalation di violenze. Gruppi armati non statali, inclusi affiliati ad Al-Qaeda e rami dello Stato Islamico, hanno approfittato della debolezza delle strutture di sicurezza per espandersi, causando sfollamenti di massa e crisi umanitarie.
La ricerca di CAR ha anche rivelato che una parte significativa delle armi usate oggi da gruppi estremisti proveniva originariamente dagli eserciti nazionali della regione ed è stata successivamente catturata o abbandonata in seguito ad attacchi. Circa un quarto delle armi recuperate dai militanti nel Sahel erano precedentemente in dotazione alle forze armate di Mali, Burkina Faso e Niger.
Su oltre 700 armi analizzate tra il 2015 e il 2023, circa l’80% risultava di tipo militare — fucili d’assalto, lanciagranate e mortai. La maggior parte proveniva da Cina, Russia ed Europa orientale, e circa il 65% era stata prodotta tra gli anni ’60 e ’80.
Il rapporto conclude che, sebbene la Libia abbia avuto un ruolo iniziale nella proliferazione di armi dopo il 2011, oggi il commercio illecito nel Sahel è alimentato soprattutto da dinamiche locali: perdite sul campo, razzie di depositi statali e reti di traffico ben radicate.

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