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Fonti rivelano colloqui dell’amministrazione Trump con Libia e Ruanda per accogliere migranti espulsi dagli Stati Uniti

Secondo quanto riferito alla CNN da fonti informate, l’amministrazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe avviato colloqui con Libia e Ruanda per il trasferimento di migranti espulsi dagli USA, inclusi individui con precedenti penali.

Questa mossa controversa faceva parte di un piano più ampio volto a rafforzare le politiche migratorie e ad ampliare le deportazioni, anche verso paesi con gravi criticità in materia di diritti umani.

Le fonti riportano che l’amministrazione Trump avrebbe considerato la possibilità di stipulare un accordo di “Paese Terzo Sicuro” con la Libia, che avrebbe permesso agli Stati Uniti di inviare richiedenti asilo intercettati alla frontiera in Libia, dove sarebbero stati sottoposti a procedure di valutazione. Non è chiaro se il piano fosse destinato a specifiche nazionalità.

Questi colloqui facevano seguito a un ordine esecutivo emanato da Trump nel gennaio 2020, che incoraggiava la cooperazione internazionale nel ricollocamento dei richiedenti asilo. Progetti simili erano stati ipotizzati con El Salvador, dove i migranti espulsi avrebbero potuto essere trattenuti in centri di detenzione.

In una dichiarazione correlata, il senatore Marco Rubio affermò che gli Stati Uniti stavano attivamente cercando paesi disposti ad accogliere quelli che definì “i peggiori tra i peggiori,” preferibilmente in località remote e lontane dagli USA.

I colloqui con il Ruanda si sarebbero concentrati sull’accoglienza di migranti con precedenti penali, una volta scontata la pena. A differenza di El Salvador, il Ruanda avrebbe cercato di reintegrare queste persone nella società, rendendo ogni deportazione più onerosa. Gli Stati Uniti avevano già espulso un rifugiato iracheno verso il Ruanda nel marzo 2020, definendo l’operazione un “modello.”

Il Ruanda aveva precedentemente firmato un accordo simile con il Regno Unito nel 2022, poi annullato dai tribunali britannici. Si prevede che piani analoghi con la Libia incontrerebbero ostacoli legali, soprattutto dopo che un tribunale statunitense ha stabilito che ai deportati deve essere concessa la possibilità di impugnare tali trasferimenti.

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno più volte denunciato la Libia per gravi abusi contro i migranti, tra cui lavori forzati e torture.



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