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L’Ambasciata Britannica smentisce la chiusura, mentre cresce la pressione sul GNU

L’ambasciata britannica in Libia ha smentito ufficialmente le voci circolate riguardo a una possibile chiusura della sua sede a Tripoli, in seguito agli scontri esplosi nella capitale dopo l’uccisione di Gneiwa, comandante della SSA. In un comunicato, la missione diplomatica ha chiarito che, sebbene alcuni membri del personale siano temporaneamente rientrati nel Regno Unito, la sede resta pienamente operativa e disponibile per offrire assistenza a chiunque ne abbia bisogno.

Inoltre, l’ambasciata ha ribadito di non avere alcuna intenzione di abbandonare Tripoli e ha riaffermato il proprio impegno a collaborare con partner nazionali e internazionali per favorire una de-escalation del conflitto in corso.

Parallelamente, cresce il malcontento politico. Il portavoce del movimento di Sūq al-Jum’a, Abu Bakr Marwan, ha annunciato in un intervento televisivo l’intenzione di organizzare massicce manifestazioni per venerdì, chiedendo la destituzione del Governo di Unità Nazionale e del suo presidente, Abdul Hamid Dabaiba.

Marwan ha sottolineato come i recenti incontri tra rappresentanti di oltre 30 municipalità dell’ovest della Libia abbiano portato a una posizione unificata: il mandato del governo Dabaiba è considerato concluso e non rappresenta più la volontà del popolo libico.



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