La Grecia ha annunciato il dispiegamento di tre navi da guerra nell’area orientale del Mediterraneo, precisamente tra le coste della Libia e quelle della Turchia, con l’obiettivo dichiarato di limitare il traffico di migranti irregolari provenienti dalla Libia.
Il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis, intervenendo sabato a margine del vertice dell’Unione Europea, ha affermato che la missione navale mira a scoraggiare le imbarcazioni dei trafficanti, costringendole a ritirarsi prima che possano lasciare le acque libiche.
L’iniziativa militare è stata affiancata da un’azione diplomatica a livello europeo. Nella dichiarazione finale del vertice UE è stata menzionata l’intesa tra Turchia e Libia sulle zone marittime. Il documento ha definito il memorandum turco-libico una violazione dei diritti sovrani di Paesi terzi, dichiarando che l’accordo non rispetta il diritto internazionale del mare e non ha validità giuridica per gli Stati non firmatari.
La dichiarazione ha anche sottolineato l’urgenza di rafforzare la cooperazione con la Libia nella gestione dei flussi migratori, definendo “preoccupante” la situazione attuale e avvertendo di possibili ripercussioni sulla sicurezza del continente europeo. Il governo greco ha accolto positivamente le critiche espresse dall’UE verso l’accordo tra Turchia e Libia, mentre anche Italia e Romania hanno manifestato timori per una possibile strumentalizzazione politica della questione migratoria.
Tuttavia, non sono mancate critiche interne in Grecia. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno messo in dubbio l’efficacia del dispiegamento navale, sostenendo che la misura non avrebbe un reale impatto sul contrasto all’immigrazione. Tra questi, l’ex Commissario europeo per la Migrazione e attuale deputato di Nuova Democrazia, Dimitris Avramopoulos, ha dichiarato che le navi inviate sono di piccole dimensioni e non dispongono dei mezzi necessari per bloccare le imbarcazioni di migranti dirette verso le coste greche.

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