
Il discorso ufficiale del Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale, Abdul Hamid Dabaiba, ha segnato un cambiamento drastico nella sua posizione nei confronti delle milizie armate: da una fase iniziale di tolleranza e integrazione, si è passati a una linea dura che ne chiede lo scioglimento immediato e la rimozione dall’apparato di sicurezza nazionale.
Questa svolta rappresenta una rivalutazione della situazione politica e di sicurezza in Libia e segna una cesura nei rapporti tra il governo e le formazioni armate irregolari.
All’inizio del suo mandato, Dabaiba aveva mantenuto un atteggiamento conciliante verso le milizie, arrivando persino, nel 2024, a definirle “i nostri figli, parte del nostro stesso corpo”. Aveva inoltre giustificato la nomina a Ministro dell’Interno di un ex capo milizia, sostenendo che il suo passato non gli impediva di contribuire alla sicurezza.
Nel 2025, sotto la crescente pressione della comunità internazionale, Dabaiba ha cambiato rotta. A maggio è stato lanciato il progetto “Libia senza milizie e corruzione”, che ha segnato il primo passo verso una politica esplicita di disarmo. A giugno, il Premier ha dichiarato che lo scioglimento delle milizie o di qualunque corpo non ufficiale è diventato una necessità per affermare la sovranità statale e costruire istituzioni credibili.
A luglio, il discorso si è fatto ancora più diretto: Dabaiba ha accusato le milizie di agire come uno “Stato nello Stato”, denunciandole per estorsione, per il possesso di armi superiori a quelle ufficiali e per aver ricevuto forniture militari dall’estero all’insaputa del governo. Ha paragonato queste azioni a quelle delle organizzazioni criminali e ha dichiarato che il pieno ripristino dello Stato sarà possibile solo dopo lo smantellamento di tali gruppi. Ha inoltre chiesto che aeroporti, porti e prigioni tornino sotto controllo statale, avvertendo che chi si opporrà ne subirà le conseguenze.
Un caso emblematico è la milizia Radaa, destinataria implicita ma chiaro del messaggio del premier. Di fatto, ciò che Dabaiba ha pronunciato equivale a una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti di Radaa.
Una mossa astuta, secondo diversi osservatori, poiché aumenta la probabilità che sia Radaa ad attaccare per prima — scenario vantaggioso per il campo di Dabaiba, che evidentemente si sente pronto e forte per affrontare lo scontro.
Le milizie, un tempo percepite come elemento di equilibrio a Tripoli, sono ora considerate una minaccia diretta alla coesione dello Stato, soprattutto dopo l’uccisione del comandante Abdul Ghani al-Kikli (Gheniwa). Il cambio di linea politica si intreccia con le crescenti pressioni locali e internazionali per porre fine al caos securitario e subordinare ogni sostegno esterno a passi concreti verso il disarmo.
Nonostante il netto mutamento nel discorso ufficiale, restano forti ostacoli all’attuazione pratica di queste politiche, dovuti alla frammentazione del controllo territoriale e alle connessioni tra componenti istituzionali e gruppi armati. Tuttavia, il riconoscimento dell’esistenza di un’entità armata parallela e l’impegno a smantellarla rappresentano un passo deciso verso un possibile riequilibrio del potere statale in Libia.

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