
Il Ministro della Giustizia del Governo di Unità Nazionale con sede a Tripoli ha annunciato il rifiuto di estradare il capo della polizia giudiziaria Osama al-Masri Njeim alla Corte Penale Internazionale, sottolineando l’assenza di prove fornite dall’organo internazionale a sostegno delle accuse nei suoi confronti.
Njeim è attualmente oggetto di dodici gravi capi d’accusa da parte della CPI, tra cui omicidio, tortura, stupro e crimini contro l’umanità. Tali reati sarebbero stati commessi presso la prigione di Mitiga, a Tripoli, dove Njeim ha supervisionato la detenzione di migliaia di persone dal 2015. Le accuse comprendono anche violazioni della dignità personale, trattamenti crudeli e atti di persecuzione.
In un comunicato ufficiale, il Ministero ha precisato di aver revocato l’iscrizione procedurale del comandante Njeim su richiesta della Procura Generale. È stato inoltre pubblicato il documento ufficiale che attesta tale revoca, completo del timbro di protocollo della Procura, a conferma della collaborazione di Njeim alle indagini avviate lo scorso 24 aprile.
Il Ministero ha evidenziato che, fino a oggi, la Corte Penale Internazionale non ha trasmesso alcun elemento probatorio che giustifichi un’azione legale nei confronti di Njeim, né sono state ricevute comunicazioni formali a riguardo.
A tal proposito, il Ministero della Giustizia ha ricordato che la Libia non ha firmato né ratificato lo Statuto di Roma, trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, e pertanto non riconosce la possibilità di estradare cittadini libici al di fuori della propria giurisdizione territoriale. Il sistema giudiziario nazionale, ha concluso il Ministero, è pienamente in grado di affrontare eventuali procedimenti in modo autonomo e conforme al diritto.

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