
L’area di Warshafana, a sud-ovest di Tripoli, è teatro di una nuova e grave escalation di tensione dopo l’uccisione, avvenuta lunedì mattina, del leader armato Ramzi al-Lafaa in uno scontro violento tra membri delle famiglie al-Lafaa e al-Hadwi nella zona di Awlad Issa. Sei le vittime, tra cui Ramzi e tre suoi parenti.
L’episodio ha riportato l’attenzione sulla fragilità strutturale della sicurezza nell’ovest della Libia, dove le dinamiche familiari si intrecciano costantemente con i conflitti tra fazioni armate.
Ramzi al-Lafaa era una figura di spicco negli equilibri del potere attorno a Tripoli. Aveva partecipato all’operazione di sicurezza lanciata dal premier del Governo di Unità Nazionale, Abdul Hamid Dabaiba, contro l’Organizzazione di Supporto e Stabilità nel maggio 2025, operazione che aveva portato all’uccisione del comandante Abdul Ghani al-Kikli (Gheniwa). Questo evento aveva rafforzato il ruolo di al-Lafaa tra gli attori armati che, da un lato, contribuiscono al controllo del territorio e, dall’altro, ne alimentano l’instabilità.
In risposta ai fatti, il Ministero dell’Interno ha convocato una riunione d’emergenza che ha coinvolto il direttore della sicurezza di Jafara, il comandante del 55° battaglione, il capo del consiglio sociale di Orshaneh, e i rappresentanti di intelligence, sicurezza interna, guardia municipale e sicurezza nazionale. L’incontro ha prodotto l’impegno a rafforzare i presidi e coordinare gli sforzi tra le diverse agenzie per evitare un’escalation su vasta scala.
Tuttavia, sul terreno si registrano già sviluppi preoccupanti: nuovi posti di blocco sono apparsi alla Porta di Sahla e circolano segnalazioni sull’ingresso di forze armate esterne nelle zone di Awlad Issa, Al-Hanashir e Al-Sawani, precedentemente controllate da al-Lafaa. Questi spostamenti indicano un tentativo, da parte di attori locali o con appoggi esterni, di ridisegnare la mappa del potere approfittando del vuoto lasciato dalla morte di al-Lafaa.
La situazione si complica ulteriormente alla luce delle tensioni pregresse tra il gruppo al-Lafaa e il 55° Battaglione guidato da Muammar al-Dawi, uno dei gruppi più influenti di Warshafana. La rivalità tra i due è sfociata in vari scontri violenti, come quello del settembre 2022 a Ghout Abu Sabeq e l’assalto alla casa di al-Lafaa nel gennaio 2023. Nonostante al-Dawi abbia negato responsabilità dirette, questi eventi hanno segnato la fine della fragile tregua tra i due schieramenti.
L’eliminazione di Ramzi al-Lafaa apre ora due scenari opposti: da un lato, il possibile consolidamento del potere da parte dei suoi rivali; dall’altro, l’avvio di una spirale di vendette armate tra fazioni e famiglie.
Il Ministero dell’Interno ha annunciato l’apertura di un’inchiesta presso la stazione di polizia di Al-Sawani, ma in un contesto segnato da una diffusa circolazione di armi e dalla frammentazione delle fedeltà tra i corpi di sicurezza, le prospettive di una reale giustizia appaiono deboli.
Secondo diversi osservatori, gli sviluppi a Warshafana riportano la regione al centro della fragilissima equazione di sicurezza di Tripoli. Finché le misure temporanee non saranno accompagnate da una ristrutturazione politica e istituzionale che riporti l’autorità sotto l’egida dello Stato, l’episodio rischia di diventare la scintilla di una nuova ondata di violenza in Libia occidentale.

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