
La General Authority for Communications & Informatics del GNU ha annunciato la sospensione delle attività di Huawei nel Paese, accusando l’azienda cinese di violazioni delle leggi nazionali, rapporti commerciali non autorizzati e infrazioni delle norme internazionali sulle telecomunicazioni.
Secondo l’analista Jalel Harchaoui la decisione, voluta dal premier Abdul Hamid Dabaiba, ha un peso politico rilevante. Già ad aprile, lo scontro tra il campo di Dabaiba e quello di Gheniwa, ex comandante del Servizio di Supporto alla Stabilizzazione, era esploso intorno al controllo della LPTIC (Libyan Post, Telecommunication & Information Technology Company). Dopo la rimozione di Mohammed bin Ayyad, il tentativo di compromesso con Gheniwa fallì. Con l’uccisione del potente comandante, il figlio del premier, Mohammed Dabaiba, ha consolidato il controllo dell’azienda strategica.
La mossa contro Huawei è legata direttamente a quanto sta avvenendo in Cirenaiaca, dove è stato lanciato il progetto Ozon, un’iniziativa sostenuta dalla famiglia Haftar che sta persino valutando la creazione di un nuovo prefisso telefonico nazionale (“+217”) per sganciarsi dalla dipendenza da Tripoli.
La disputa sulle telecomunicazioni ha forti risvolti geopolitici: mentre la Cina continua a rafforzare con discrezione la propria presenza nella Libia orientale, Dabaiba ha bisogno di dimostrare affidabilità agli Stati Uniti, presentandosi come leader in grado di contenere le influenze rivali.

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