
Il tribunale libanese ha ordinato la scarcerazione di Hannibal Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, fissando una cauzione di 11 milioni di dollari e imponendo un divieto di espatrio in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari.
La decisione, annunciata venerdì, rappresenta una svolta significativa in un caso che per anni ha tensionato le relazioni tra Libano e Libia. Hannibal Gheddafi è detenuto in Libano dal 2015, accusato di occultare informazioni sulla scomparsa dell’Imam Musa al-Sadr e dei suoi due accompagnatori, avvenuta in Libia nel 1978 — un episodio rimasto irrisolto e di grande sensibilità politica e religiosa nel Paese dei cedri.
Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, Gheddafi è comparso giovedì davanti al giudice Zaher Hamadeh presso il Palazzo di Giustizia di Beirut per la sua prima udienza formale dall’arresto, alla presenza degli avvocati che rappresentano le famiglie di al-Sadr e dei suoi compagni scomparsi.
Il team legale di Gheddafi ha definito la cauzione “eccessiva e proibitiva”, annunciando un ricorso per chiederne la riduzione. L’avvocato francese Laurent Bayon, che fa parte della difesa, ha inoltre ribadito che la lunga detenzione del suo assistito costituisce una violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani, configurando un caso di detenzione arbitraria.
In precedenza, la difesa aveva presentato un memorandum al Consiglio Superiore della Magistratura libanese, chiedendo il rilascio immediato di Gheddafi o, in alternativa, la celebrazione di un processo equo e trasparente.
La scarcerazione su cauzione di Hannibal Gheddafi, dopo quasi dieci anni di detenzione senza processo, potrebbe aprire un nuovo capitolo in un’indagine che continua a suscitare forti polemiche sia in Libano che a livello internazionale, dove le autorità di Beirut restano sotto pressione per le preoccupazioni legate al rispetto dei principi del giusto processo.

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