
A cinque anni dalla firma dell’accordo di cessate il fuoco in Libia, il Paese continua a incontrare grandi difficoltà nel tradurre in realtà i termini dell’intesa, tra persistenti divisioni politiche e la presenza di molteplici centri di potere.
Il 23 ottobre 2020, la Commissione militare congiunta 5+5 firmò a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite, un accordo volto a porre fine agli scontri tra le forze rivali dell’est e dell’ovest. L’intesa rappresentò un passo importante verso la stabilizzazione e l’avvio di un percorso politico complessivo, ma la sua attuazione resta incompleta.
Il testo prevedeva l’uscita di tutti i mercenari e combattenti stranieri entro tre mesi, nonché la sospensione degli accordi militari interni fino alla formazione di un governo unitario. Tuttavia, questi punti non sono stati rispettati: la presenza di milizie straniere, in particolare siriane, persiste in Libia occidentale, e le intese militari con la Turchia sono rimaste in vigore anche dopo la nascita del Governo di Unità Nazionale nel marzo 2021.
Anche il processo di censimento e smantellamento delle milizie locali ha registrato pochi progressi. Ampie aree del Paese restano sotto il controllo di gruppi armati irregolari, la cui influenza è cresciuta grazie al sostegno economico e politico ricevuto.
Nemmeno la clausola sul contrasto ai discorsi d’odio e alla propaganda mediatica è stata rispettata, con diversi canali che continuano a diffondere retorica divisiva.
Secondo gli osservatori, l’accordo di Ginevra si è rivelato fragile a causa dell’assenza di un meccanismo di attuazione chiaro e della mancanza di volontà politica. La frammentazione istituzionale e le fedeltà multiple hanno indebolito la capacità dello Stato di esercitare pienamente la propria sovranità.
Nonostante siano trascorsi cinque anni, la Libia rimane bloccata in uno stallo politico e di sicurezza, con il timore di nuovi scontri, soprattutto nelle regioni occidentali.
Le Nazioni Unite e la comunità internazionale ribadiscono l’importanza di mantenere il cessate il fuoco, ma la costruzione di una pace duratura sembra dipendere dai progressi del processo politico e dall’unificazione delle istituzioni militari e di sicurezza. Gli analisti ritengono che una soluzione stabile richieda l’attuazione delle clausole rimaste in sospeso, un calendario chiaro per il ritiro delle forze straniere e lo scioglimento delle milizie, creando così le condizioni per le elezioni nazionali rinviate.

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