
Nel corso del 2025, la Libia ha registrato un’impennata significativa degli scontri armati, in particolare nelle regioni occidentali, con Tripoli al centro della crisi. La situazione riflette la fragilità persistente della sicurezza, la molteplicità di centri di potere armati e l’incapacità del Governo di Unità Nazionale di esercitare un controllo pieno sulla scena securitaria. Gli episodi di violenza hanno provocato vittime civili, danni a proprietà pubbliche e private, sfollamenti di famiglie e interruzioni di servizi essenziali.
Il conflitto più rilevante dell’anno è scoppiato il 12 maggio a Tripoli, quando la 444ª Brigata di Fanteria e il Servizio di Supporto alla Stabilizzazione si sono affrontati a seguito dell’annuncio della morte del comandante del servizio, Abdel Ghani al-Kikli, noto come “Ghaniwa”. Gli scontri si sono rapidamente estesi a quartieri densamente popolati, causando morti e feriti, compresi civili, ingenti danni a infrastrutture pubbliche e private, e lo sfollamento di centinaia di famiglie.
Di fronte alla gravità della situazione, la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) è intervenuta, chiedendo un immediato cessate il fuoco. Il 14 maggio è stata annunciata una tregua che ha portato a un relativo calmo, senza tuttavia affrontare le cause profonde del conflitto. Nonostante l’assenza di combattimenti diretti, le tensioni sono rimaste elevate, con gruppi armati ancora presenti in città.
Gli scontri non si sono limitati a Tripoli. A febbraio 2025 si sono registrati confronti sporadici tra gruppi rivali legati a lotte di potere e al controllo delle risorse, con circa 10 vittime. A maggio, nella città di Zawiya, gli scontri tra forze legate al Governo di Unità Nazionale hanno provocato la morte di un civile e il ferimento di 22 persone. Ad agosto, a Tajoura, a est di Tripoli, gli scontri hanno causato almeno 9 morti e diversi feriti, mentre a settembre sono continuate tensioni sporadiche e confronti a sud della capitale legati al controllo della base aerea di Mitiga e di altre strutture strategiche.
L’ultimo grande scontro nell’ovest del paese è avvenuto il 12 dicembre, quando Ahmed al-Dabbashi, detto “Al-Amo”, comandante di una milizia a Sabratha e noto trafficante di esseri umani, è stato ucciso in scontri con l’Agenzia per la Risposta alle Minacce alla Sicurezza a Zawiya, mentre diversi membri del suo gruppo sono rimasti gravemente feriti.
Gli scontri di maggio a Tripoli hanno scatenato proteste popolari contro il Governo di Unità Nazionale, accusato del peggioramento della sicurezza, con richieste di smantellamento delle milizie e di fine del caos armato. La situazione ha evidenziato la necessità di ristrutturare il settore della sicurezza e di estendere l’autorità dello Stato sul controllo delle armi.
Gli eventi del 2025 mostrano chiaramente come la Libia occidentale continui a soffrire per la molteplicità di gruppi armati, le lealtà conflittuali e l’assenza di un progetto di sicurezza unificato capace di imporre l’ordine. Gli osservatori ritengono che il Governo di Unità Nazionale abbia fallito nella gestione della sicurezza, affidandosi a un equilibrio di influenza tra le milizie anziché smantellarle o integrarle nelle istituzioni statali, lasciando Tripoli e dintorni vulnerabili a frequenti esplosioni di violenza.
Al contrario, le regioni orientali e meridionali della Libia hanno registrato una relativa stabilità, sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico guidato dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar, con sicurezza su ampie aree, infrastrutture strategiche e principali vie di comunicazione, consolidando uno stato di stabilità rispetto all’ovest del paese.
La situazione instabile in Libia occidentale conferma che l’assenza di soluzioni radicali e l’abbandono delle armi fuori dal controllo statale continuano a minacciare qualsiasi percorso politico futuro. La sicurezza rimane un prerequisito fondamentale per la stabilità, mentre i cittadini libici chiedono sempre più urgentemente la fine del caos e la costruzione di uno Stato capace di proteggere i propri cittadini e le proprie istituzioni.

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